Livorno, record di melanomi. Troppe ustioni da sole

Livorno, record di melanomi. Troppe ustioni da sole

Un dato su tutti: negli ultimi 10 anni nell’ospedale cittadino sono state operate oltre 2200 persone per melanoma. A questi vanno aggiunti i tantissimi epiteliomi, i tumori della pelle più comuni.

Livorno è una città che produce una quantità abnorme di tumori della pelle. Nel reparto di dermatologia sono state operate oltre 2200 persone per melanoma, significa un melanoma ogni giorno lavorativo. A questi vanno aggiunti gli epiteliomi, i tumori della pelle più comuni: solo l’anno scorso al quarto padiglione ne sono stati individuati oltre 2000. Avete letto bene: cinque al giorno. «È un problema culturale», afferma Giovanni Bagnoni, primario del reparto di dermatologia di Livorno e coordinatore della Melanoma Unit dell’Area Vasta Toscana Nord Ovest. «È l’abbronzatura a tutti i costi, quel rito di vivere sui bagni dalla mattina alla cena, oppure di passare giornate intere sugli scogli. L’idea che prendere il sole sia benefico è malsana», spiega.

Il messaggio – iniziata ufficialmente la stagione balneare – è chiaro: dal sole bisogna difendersi. E bisogna proteggere i nostri figli. «Le scottature solari nell’infanzia incrementano il rischio di malattie della pelle in età adulta», ricorda Bagnoni.

Bisogna spiegare l’importanza della crema ai bambini: se il problema è culturale, bisogna iniziare a spiegare l’importanza della protezione ai nostri figli fin dai tempi della scuola. «Come gli insegniamo a lavarsi i denti, così bisogna spiegare loro che vanno usate le creme e che non si deve stare al sole nelle ore più calde», dice il primario di dermatologia. «Bisogna iniziare dalle elementari, e un ruolo fondamentale deve essere attribuito alle insegnanti», continua.

«Eppure sono proprio le ustioni solari infantili a rappresentare un pericolo per lo sviluppo successivo di tumori della pelle», spiega Bagnoni. La consapevolezza e l’informazione che 40 anni fa non c’erano e che oggi invece abbiamo, devono essere delle bussole per indirizzarci verso comportamenti corretti: la buona regola prevede che sotto un anno i neonati non siano mai esposti al sole in maniera diretta. «Le ustioni subite nei primi vent’anni di vita aumentano notevolmente la possibilità di sviluppare un melanoma in età matura», specifica il primario.

I rischi non sono solo nell’età matura: «In 10 anni abbiamo affrontato 40 casi di melanomi in età pediatrica, prevalentemente legati all’esposizione al sole», racconta Bagnoni. Un numero da brividi. E l’incremento riguarda tutte le fasce di età, a partire da quelle giovani-adulte, la fascia 20-44, dove i tumori crescono vertiginosamente.

Gambe, dorso, mani, volto sono i punti in cui i melanomi sono più diffusi. Ma le zone sensibili sono tante. Anche le mani, che potremmo immaginare talmente abituate al sole da essere quasi immuni. «Proprio stamani – racconta Bagnoni – ho tolto un epitelioma spinocellulare di grandi dimensioni dalla mano di un ottantenne. Nella vita faceva il contadino e immaginate quante ore quelle mani sono state esposte al sole, a lavorare…».

l’utilizzo della crema protettiva è importante ma non basta, perché limita il danno ma non lo esclude. Tra l’altro generalmente viene usata una quantità inferiore a quella necessaria e molti smettono di usarla non appena sono abbronzati. La protezione non deve mai essere inferiore a 20 e deve essere usata in dosi adeguate e rimessa a più riprese». Ma la crema deve far parte di una strategia complessiva, che prevede l’ombrellone e soprattutto la scelta dell’orario: «È fondamentale evitare le ore più calde, dalle 11 alle 15, che tra l’altro ustionano tanto e abbronzano poco».

E poi c’è la prevenzione secondaria: sottoporsi ad una visita dermatologica una volta l’anno fin dai 20 anni è il percorso corretto per individuare in maniera precoce la malattia. Nel frattempo bisogna autocontrollarsi: davanti a mutazioni della pelle o alla comparsa di macchie è fondamentale farsi subito un controllo. «La diagnosi precoce permette una guarigione dal melanoma che si avvicina al 100% – evidenzia Bagnoni -. Oltre ad essere rapida e a bassa morbilità: con un intervento di 15 minuti si risolve. Al contrario una diagnosi tardiva significa una terapia impegnativa che può anche non avere un esito positivo».

Fonte: Il Tirreno Edizione Livorno

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *